Lancio spaziale dalla stessa base dell’Apollo XI: il Falcon Heavy e la sua Tesla volano nello spazio
Senbrava un viaggio nel tempo a 40 anni fa, quando dal Kennedy Space Center in Florida sarebbe partito il primo uomo che avrebbe camminato sulla luna. Quel 16 luglio del ’69, cittadine e cittadini di ogni età, da ogni lato del pianeta, seguivano le operazioni di lancio senza staccarsi dalle antenne radio e dai televisori.
Nel primo pomeriggio dello scorso 6 febbraio, alle 13:30 (ora locale), quella stessa base di lancio, la LC-39A, è diventata protagonista dell’attenzione della nuova generazione nata da quelle cittadine e cittadini. Milioni di persone hanno seguito il nuovo lancio da computer, smartphone, tablet e qualsiasi nuova tecnologia che il futuro ci ha riservato (soprattutto grazie alla suggestiva diretta che l’agenzia SpaceX ci ha donato). Con due ore di ritardo, causato da forti venti e l’attesa del miglioramento delle condizioni meteo, alle 15:45 il razzo Falcon Heavy, “il più potente razzo del mondo” come è stato definito dall’agenzia aerospaziale che lo ha prodotto, la SpaceX di Elon Musk, ha lasciato la stazione di Cape Canaveral per dirigersi verso l’oceano nero dello spazio.
Questo tipo di razzo è una versione migliorata e potenziata dei Falcon 9, i razzi famosi per la loro capacità di non disperdersi e non bruciarsi al loro rientro ma di tornare a Terra, facendo una manovra di 180° per ristabilizzarsi sull’asse di atterraggio. L’obiettivo del lancio è stato di provare (e dimostrare con successo) la capacità che questo razzo, di 64 tonnellate e 27 motori, ha per trasportare satelliti ed altri materiali molto pesanti su Luna e Marte.
Per l’esperimento è stata utilizzata una Tesla Roadster guidata da Starman, un manichino astronauta dall’aria simpatica, seduto comodamente sulla decappottabile rosso vivo, con tanto di braccio appoggiato sul finestrino. L’auto (di circa una tonnellata e mezzo), che è servita per sperimentare il lancio futuro di pesanti satelliti, si è separata dalla punta del razzo centrale una volta in orbita. Secondo i piani del progetto avrebbe dovuto seguire un’orbita analoga a quella di Marte e, quindi, continuare a girare attorno al sole ed alla terra. Quello che è successo, però, è del tutto diverso: l’auto ha definito una traiettoria che supererà l’orbita di Marte, dirigendosi verso la fascia degli asteroidi prima di tornare indietro.
Il successo della missione ha fatto sì che in poco tempo SpaceX abbia provveduto a stipulare un contratto con l’Arabia Saudita per portare in orbita, entro quest’anno, un pesante satellite e, dato che ormai il confine tra scienza e fantascienza è sottilissimo, cominciare a lavorare per un sistema di trasporto equipaggi.
Quello che a questo punto sembra ci resti da aspettare è la possibilità di prenotazione del nostro biglietto per Marte.